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Ricette > piatti freddi e insalate


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Ricette > dolci e dessert


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Ricette > bevande


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Ricette > pizze, focacce, quiche

Leggende di fiori, piante e montagne - Moltina, regina delle marmotte


Circondato da pallide cime, a Nord di Cortina d’Ampezzo, vi è una montagna che ha il colore del fuoco. Gli abitanti della Pusteria la chiamano “Cima Alta – Hohe Geisler”, gli ampezzani invece “Croda Rossa”. Nei tempi antichi però questa montagna era anch’essa pallida come tutte le altre Dolomiti. Solo più tardi ha preso il color rosso fuoco che ha oggi.

Un tempo – così narra la leggenda - da quelle parti tra i burroni e le caverne abitavano numerose marmotte. In una delle caverne più grandi viveva Moltina, una bimba orfana, figlia di una donna di nome Molta, che era stata allevata da una vecchia “Anguana”, una ninfa dei boschi e dei fiumi. Essa l’aveva trovata vicino ad un fiume e l’aveva cresciuta come una figlia.

Dalla Anguana Moltina imparò a conoscere i fiori, le erbe medicinali, i serpenti e gli uccelli rapaci.

Moltina crebbe insieme alle marmotte, che erano diventate le sue migliori amiche. Imparò a parlare la loro lingua e si divertiva moltissimo a giocare a nascondino con loro. Si trasformava in una piccola marmotta bianca e le seguiva nelle loro tane, senza farsi prendere.

Intanto il tempo passa e la bambina cresceva e diventava sempre più bella e allegra, bella come una fata, la fata amica delle marmotte. All’Anguana peró non piaceva che Moltina giocasse con le marmotte:

- Te ne stai sempre con le marmotte, finirai per diventare sciocca e stupida come loro! - brontolava l'Anguana.

Ma Moltina, non voleva separarsi dalle sue amiche, così vivea un po’ con loro, un po’ con la vecchia Anguana, che le voleva molto bene.

Ogni tanto si recava in alto ad un lago color turchese, che si trovava sull’altipiano di Fanes. In quel posto meraviglioso si divertiva a correre su e giù per i ghiaioni dietro ai camosci.

Un giorno mentre correva sulle rocce, vide un cacciatore e rimase stupita a guardarlo, perchè fino ad allora non aveva mai visto un essere umano. Anche lui si fermò incantato a guardarla, stupito dal suo modo di correre e saltare, dal suo sguardo e dalla sua bellezza. Cercò di parlare con lei, ma Moltina spaventata, fuggì via nascondendosi nella tana di una marmotta, ai piedi di una grande roccia, la Regina delle Rocce.

Solo verso sera uscì fuori di lì per tornare a casa, al fiume dove abitava l’Anguana. Ma sulla via del ritorno si fermò sulla riva del lago a bere. Chinandosi, vide riflessa nell’acqua del lago l’immagine del suo viso. E per la prima volta capì che lei non assomigliava a nessuno degli esseri che conosceva, né alle marmotte, né ai camosci, neppure ai serpenti o agli uccelli e neanche all’Anguana. Lei assomigliava allo straniero che aveva incontrato quel giorno. Si spaventò moltissimo per questa scoperta, ma quando arrivò al fiume, non disse niente all’anguana.

Il giovane cacciatore ritornò ancora sull’altipiano per cercare di rivedere la fanciulla, che lo aveva molto colpito. E per caso, incontrò la vecchia Anguana, seduta in riva al fiume a raccogliere granchi. Egli cercò di parlare con lei, per sapere dove viveva la bella ragazza che correva su per le rocce come i camosci. L’anguana all’inizio se ne stette muta, non voleva rispondere alle sue domande, ma alla fine gli rivolse la parola e gli chiese cosa volesse dalla ragazza. Il giovane raccontò che era un principe e che veniva dalla Val di Landro. Le parlò del suo popolo, i Landrini, che amavano molto la musica, suonavano e cantavano tutto il giorno e sapevano costruire strumenti musicali d’argento, soprattutto delle trombe, che possedevano un suono magico.

L’Anguana lo ascoltò affascinata, perchè le anguane amano molto la musica, e quando il principe infine le disse che era innamorato di Moltina, la vecchia disse:

- Non va bene per un principe come voi sposare una ragazza come lei, che se ne sta sempre tutto il giorno con le marmotte! Cercatevi una principessa vera e non una donna-marmotta delle montagne!” E lo mandò via.

Anche Moltina non riusciva a dimenticare il giovane che aveva conosciuto, non poteva dimenticare il suo sguardo, il suo sorriso. E si arrampicó tra le rocce sospirando e pensando a lui.

Il principe di Landro intanto, tornato nel suo regno, raccontò a tutta la corte della fanciulla misteriosa, bella come una fata, che aveva conosciuto sui monti e annunciò che voleva sposarla. Ma tutti quanti, madre, padre, sorelle e fratelli, principi e cavalieri, erano contrari al fatto che il principe prendesse in moglie una ragazza sconosciuta delle montagne.

Il giovane non si diede per vinto e alla fine riuscì a superare tutte le difficoltá e ad ottenere il permesso della madre per sposare la bella ragazza.

Così il giorno dopo si arrampicò di nuovo fino sull’altipiano dei Fanes, dove finalmente incontrò Moltina, le dichiarò il suo amore e le chiese di sposarlo. Moltina credette di sognare, cosí grande era la sua gioia, e disse subito di sì. Difficile fu invece convincere la vecchia Anguana a lasciarla partire con lui.

L’Anguana infatti temeva che Moltina andasse incontro allo stesso triste destino di sua madre Molta, partita per andare a vivere con gli uomini e non più tornata. Anche le marmottine erano accorse intorno a lei e tutte ritte sulle loro zampette, ripetevano in coro:

- Non andartene dagli umani, non avrai che dolori e dispiaceri, come è successo a tua madre Molta, e alla nostra regina Tanna! Rimani qui con noi e sarai felice!”

Moltina era molto triste a doversi separare dalle sue amiche. Allora si recò a chiedere consiglio alla sua montagna preferita, la Regina delle Montagne; appoggiò le mani sulla roccia, e questa diventò improvvisamente calda come il fuoco, calda come la sua pelle, come il suo cuore. Allora Moltina capì che doveva ascoltare il cuore e seguire il principe.

Salutò la vecchia Anguana e le marmotte, che ora non fischiavano più e non saltavano più di qua e di là, ma la guardavano tristi ferme e mute.

La vecchia Anguana da quel giorno sedette tutta sola sulle pietre lungo il ruscello in attesa che le ore interminabili passassero.

Il principe di Landro condusse Moltina nel suo Castello in Val Popena, ai piedi del Monte Cristallo. Moltina era così dolce e buona che ben presto al castello tutti le volevano bene. Con le canzoni alpine che aveva imparato dalla vecchia Anguana sui laghi e vicino alle cascate, riusciva a conquistarsi la simpatia di tutti i Landrini, amanti della musica. Dal castello poteva anche ammirare la sua amata Croda Rossa, la regina delle montagne, e questo le dava gioia e la riempie di pace.

Il giorno delle nozze da tutte le valli della regione accorsero re, regine e principesse, vestite in abiti lussuosi, con lunghi strascichi riccamente ricamati e diademi splendenti.

Moltina venne presentata alle regine e ai principi stranieri, che la guardavano incuriositi. Ma lei era molto timida, non era abituata a stare in mezzo al tutto quel a lusso e se ne stava seduta in un angolo senza parlare. Finalmente i due giovani si sposarono al suono delle trombe d’argento. Durante il banchetto d nozze, Moltina sedette vicino al principe, al centro degli invitati, in mezzo ad una montagna di cibi prelibati, serviti su piatti e coppe d’oro e d’argento. Il suo vestito rosso ed il velo mettevano ancora più in risalto la sua bellezza e tutti la ammiravano felici di avere una giovane regina così bella.

Ma tra i presenti c’è una dama superba e arrogante, la regina dei Bedoieres, molto invidiosa della bellezza di Moltina. Essa propone ad un certo punto che ognuno dei presenti raccontasse la storia dei suoi avi. Così un po’ alla volta tutti i nobili fecero a gara nel vantare le ricchezze dei propri parenti: “Mio nonno era proprietario di un castello meraviglioso con le pareti coperte di diamanti, ha vinto due battaglie e ha fondato una cittá!” “E il mio bisnonno ha comprato tre castelli, uno in Francia, uno in Italia e uno in Inghilterra, ha vinto sette battaglie e ha fondato due cittá!”. Moltina stava ad ascoltare in silenzio, e pensava che sua madre non aveva mai posseduto un castello, né fondato alcuna cittá, e neppure un popolo.

“Cosa succederá, quando sarà il turno di Moltina? Racconterá che è cresciuta in mezzo alle montagne e alla marmotte? “ – pensavano preoccupate la madre e la sorella del principe. Quando arrivò il turno della sposa, tutti tacquero e la regina dei Bedojeres la invitò a parlare. Moltina taceva, perché non sapeva cosa dire: come fare a spiegare a tutti questi nobili, così superbi e arroganti, la bellezza e l’incanto delle sue montagne? Sicuramente non avrebbero capito! Allora andò verso la finestra e guardò la Grande Montagna, in cerca di aiuto. Tutti gli invitati si precipitarono verso la finestra curiosi. Ed ecco che improvvisamente successe una cosa molto strana: la cima della montagna, che di solito era bianca, si tinse tutta di rosso, rosso come il fuoco, rosso come il vestito da sposa di Moltina. Non era l’aurora e nemmeno il tramonto e nessuno era in grado di spiegare quello strano fenomeno.

È da quel giorno che la grande Regina delle Montagne viene chiamata dagli Ampezzani la “Croda Rossa”!.

Moltina approfittò della confusione generale, per fuggire dalla reggia, si trasformò in marmotta e raggiunse la sua dimora tra le rocce sull’Altipiano dei Fanes. Ma il principe – che non voleva perderla – la inseguì fino ai piedi della Croda Rossa, cercandola dappertutto. Finché, stanco e disperato, si sedette su un sasso. All’improvviso vide una marmotta bianca che gli passò davanti e si infilò in un buco tra le rocce. Allora la seguì e si trovò all’interno di una grande caverna. In fondo, circondata da una luce blù, c'era Moltina, più bella che mai. Essa teneva in mano una pietra, che emanava una meravigliosa luce blù. Gli sorrise, poi disse: “Questo è il mio regno, il regno delle marmotte, loro sono la mia famiglia! La pietra blù che tengo in mano è la Rajeta, il più grande tesoro che mia madre ha ereditato da esse. È una pietra magica, che dona fortuna e felicitá a chi la possiede. Le mie amiche me l’hanno custodita, mentre io ero via, ed ora me l’hanno ridata, perché sono ritornata da loro.”

"Così non ritornerai al castello con me?” – le chiese il principe tutto triste. “No, mai più. Ma io ti chiedo invece di rimanere quassù con me tra le montagne!” – risponse Moltina.

Il principe, che amava Moltina sopra ogni cosa, decise di non tornare più nel suo castello in Val di Popena e rimase lassù con lei. I due giovani incominciarono una nuova vita insieme: una vita semplice, fatta di cose semplici. Dalla saggia Anguana il giovane imparò a conoscere gli animali, le piante medicinali e a fare il formaggio. Imparò pure la lingua delle marmotte, che ora divennero anche sue amiche.

Dopo un anno Moltina diede alla luce un bel bambino e i due sposi diedero origine ad un nuovo popolo, un grande popolo, il popolo dei Fanes.




Leggenda alpina liberamente tratta da "L'anima delle Dolomiti", di Karl Felix Wolff







Data creazione : 19/02/2010 @ 11:42 PM
Ultima modifica : 26/08/2016 @ 8:39 PM
Categoria : Leggende di fiori, piante e montagne
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