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Ricette > piatti freddi e insalate


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Ricette > dolci e dessert


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Ricette > bevande


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Ricette > pizze, focacce, quiche

Giardini letterari - Il Piacere


Dante Gabriel Rossetti, The Day Dream, Ritratto di Jane Morris (1880)


Da:
" IL PIACERE "
di Gabriele d’Annunzio



(…) Ella tacque. Camminarono, l’uno accanto all’altra, per un tratto. A destra del sentiere si levavano alti lauri, interrotti da un cipresso a intervalli eguali; e il mare or sì or no rideva in fondo, tra fogliami leggerissimi, azzurro come il fiore del lino. A sinistra, contro il rialto era una specie di parete, simile alla spalliera d’un lunghissimo sedile di pietra, portante in cima ripetuto per tutta la lunghezza lo scudo degli Ateleta e un alerione, alterni. A ciascuno scudo e a ciascuno alerione corrispondeva, più sotto, una maschera scolpita dalla cui bocca usciva una cannella d’acqua versandosi nelle vasche sottostanti che avean forma di sarcofaghi posti l’uno accanto all’altro, ornate di storie mitologiche in basso rilievo. Le bocche doveva esser cento, perché il viale si chiamava delle Cento Fontane; ma alcune non versavano più, chiuse dal tempo, altre versavano appena. Molti scudi erano infranti e il musco aveva coperta l’impresa; molti alerioni eran decapitati; le figure dei bassi rilievi apparivano tra il musco come pezzi d’argenteria mal nascosti sotto un vecchio velluto lacerato. Nelle vasche, su l’acqua più limpida e più verde d’uno smeraldo, tremolava il capelvenere o galleggiava qualche foglia di rosa caduta dai cespugli di sopra; e le cannelle superstiti facevano un canto roco e soave che correva sul romore del mare, come una melodia su l’accompagnamento.
- Udite? - chiese Donna Maria, soffermandosi, tendendo l’orecchio, presa all’incanto di quei suoni. - La musica dell’acqua amara e dell’acqua dolce!
Ella stava in mezzo del sentiere, un po’ china verso le fontane, attratta più dalla melodia, con l’indice sollevato verso la bocca nell’atto involontario di chi teme sia turbata la sua ascoltazione. Andrea, ch’era più presso alle vasche, la vedeva sorgere sopra un fondo di verdura gracile e gentile quale un pittore umbro avrebbe potuto metter dietro un’Annunciazione o una Natività. (…)






(…) Varcando la soglia, ella mise il suo braccio sotto quello di Andrea, presa da un piccolo brivido.
Il cimitero era solitario. Alcuni giardinieri davano acqua alle piante, lungo la muraglia, facendo oscillare l’inaffiatoio, con un movimento continuo ed eguale, in silenzio. I cipressi funebri si inalzavano diritti ed immobili nell’aria: soltanto le loro cime, fatte d’oro dal sole, avevano un leggero tremito. Tra i fusti rigidi e verdastri, come di pietra tiburtina, sorgevano le tombe bianche, le lapidi quadrate, le colonne spezzate, le urne, le arche. Dalla cupa mole dei cipressi scendevano un’ombra misteriosa e una pace religiosa e quasi una dolcezza umana, come dal duro sasso scende un’acqua limpida e benefica. Quella regolarità costante delle forme arboree e quel candor modesto del marmo sepolcrale davano all’anima un senso di riposo grave e soave. Ma in mezzo ai tronchi allineati come le canne sonore d’un organo e in mezzo alle lapidi, gli oleandri ondeggiavano con grazia, tutti invermigliati di fresche ciocche fiorite; i rosai sfogliavano ad ogni fiato di vento, spargendo su l’erba la loro neve odorante; gli eucalipti inchinavano le pallide capellature che or sì or no parevano argentee; i salici versavano su le croci e su le corone il loro pianto molle; i cacti qua e là mostravano i magnifici grappoli bianchi simili a sciami dormienti di farfalle o a manipoli di rare piume. E il silenzio era interrotto a quando a quando dal grido di qualche uccello disperso.
Andrea disse, indicando il sommo dell’altura:
- Il sepolcro del poeta (ndr: Percy Bysshe Shelley) è lassù, in vicinanza di quella rovina, a sinistra, sotto l’ultimo torrione.
Maria si sciolse da lui, per salire su pei sentieri angusti, tra le siepi basse di mirto. Ella andava innanzi, e l’amante la seguiva. Ella aveva il passo un poco stanco; si soffermava ad ogni tratto; ad ogni tratto si volgeva indietro per sorridere all’amante. Era vestita di nero; portava un velo nero sul viso, che le giungeva fino al labbro superiore; e il suo sorriso tenue tremolava sotto l’orlo nero, si ombrava come di un’ombra di lutto. Il suo mento ovale era più bianco e più puro delle rose ch’ella portava in mano.
Accadde che, mentre ella si volgeva, una rosa si sfogliò. Andrea si chinò a raccogliere le foglie sul sentiero, innanzi a’ piedi di lei. Ella lo guardava. Egli posò i ginocchi a terra, dicendo:
- Adorata!
Un ricordo sorse a lei nello spirito, evidente come una visione.
- Ti ricordi - ella disse - quella mattina, a Schifanoja, quando io ti gettai un pugno di foglie, dalla penultima terrazza? Tu t’inginocchiasti sul gradino, mentre io discendevo … Quei giorni, non so, mi paiono tanto vicini e tanto lontani! Mi pare d’averli vissuti ieri, d’averli vissuti un secolo fa. Ma forse li ho sognati?
Giunsero, tra le siepi basse di mirto, fino all’ultimo torrione a sinistra dov’è il sepolcro del poeta e del Trelawny. Il gelsomino, che s’arrampica per l’antica rovina, era fiorito; ma delle viole non rimaneva che la folta verdura. Le cime dei cipressi giungevano alla cima dello sguardo e tremolavano illuminate più vivamente dall’estremo rossor del sole che tramontava dietro la nera croce del Monte Testaccio. Una nuvola violacea, orlata d’oro ardente, navigava in alto verso l’Aventino.
“Qui sono due amici, le cui vite sono legate. Che anche la loro memoria viva insieme, ora ch’essi giacciono sotto la tomba; e che l’ossa loro non sieno divise, poiché i loro due cuori nella vita facevano un cuore solo: for their two hearts in life were single hearted!”
Maria ripeté l’ultimo verso. Poi disse ad Andrea, mossa da un pensier delicato:
- Scioglimi il velo.
E gli si appressò arrovesciando un poco il capo perché egli le sciogliesse il nodo sulla nuca. Le dita di lui le toccavano i capelli che, quando erano sparsi, parevano vivere come una foresta, di una vita profonda e dolce; all’ombra de’ quali egli aveva tante volte assaporata la voluttà de’ suoi inganni e tante volte evocata un’immagine perfida. Ella disse:
- Grazie.
E si tolse il velo di su la faccia, guardando Andrea con occhi un poco abbagliati. Ella appariva molto bella. Il cerchio intorno le occhiaie era più cupo e più cavo, ma le pupille brillavano d’un fuoco più penetrante. Le ciocche dense de’ capelli aderivano alle tempie, come ciocche di giacinti bruni, un po’ violetti. Il mezzo della fronte, scoperto, libero, splendeva nel contrasto, d’un candor quasi lunare. Tutti i lineamenti s’erano affinati, avevano perduto qualche parte della loro materialità, alla fiamma assidua dell’amore e del dolore.
Ella avvolse al velo nero gli steli delle rose, annodò le estremità con molta cura; poi aspirò il profumo, quasi affondando il viso nel fascio. E poi depose il fascio su la semplice pietra ov’era inciso il nome del poeta. E il suo gesto ebbe una indefinibile espressione, che Andrea non poté comprendere.
Seguitarono innanzi per cercare la tomba di John Keats, del poeta d’ Endymion.
Andrea le domandò, soffermandosi a riguardare indietro, verso il torrione:
- Come le hai avute, quelle rose?
Ella gli sorrise ancora, ma con gli occhi umidi.
- Sono le tue, quelle della notte di neve, rifiorite stanotte. Non ci credi?
Si levava il vento della sera; e il cielo, dietro la collina, era tutto d’un color diffuso d’oro in mezzo a cui la nuvola discioglievasi come consunta da un rogo. I cipressi in ordine, su quel campo di luce, erano più grandiosi e più mistici, tutti penetrati di raggi e vibranti nei culmini acuti. La statua di Psiche in cima al viale medio, aveva assunto un pallore di carne. Gli oleandri sorgevano in fondo come mobili cupole di porpora. Su la piramide di Cestio saliva la luna crescente, per un ciel glauco e profondo come l’acqua d’un golfo in quiete.
Essi discesero, lungo il viale medio, fino al cancello. I giardinieri ancora davan acqua alle piante, sotto la muraglia, facendo oscillare l’inaffiatoio con un movimento continuo ed eguale, in silenzio. Due altri uomini, tenendo per i lembi una coltre mortuaria di velluto e d’argento, la sbattevano forte; e la polvere metteva un luccichio spandendosi. Giungeva dall’Aventino un suono di campane. (…)









Data creazione : 28/09/2005 @ 2:36 PM
Ultima modifica : 04/05/2010 @ 6:22 PM
Categoria : Giardini letterari
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react.gifOpinioni su questo articolo


Opinione n° 1 

da maura il 19/07/2007 @ 4:36 PM

Discrizione squisita di sentimenti languidi e delicati.

Profondità d'animo sensibile.

 


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