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Ricette > pizze, focacce, quiche

Leggende di fiori, piante e montagne - Lusor di Luna



Non sempre le bianche Dolomiti sono esistite. Un tempo questi monti non avvano il pallore diafano che li fa celebri ai tempi nostri ed anzi apparivano scuri e tetri più di altre montagne delle regioni alpine.
Essi pesavano come oscure minaccie sull'animo della principessa Lusor di Luna, la figlia del re che governava le popolazioni delle valli dolomitiche.
La principessa, nelle notti senza luna, sembrava in preda ad un vero terrore quasicchè i monti si piegassero a comprimerle il petto fino a soffocarla. Una stagione di letizia per Lusor di Luna era l'inverno quando la neve copriva monti e vallate di lucente biancore. All'opposto, quando il sole primaverile scioglieva le nevi, ella si sprofondava in una dolorosa malinconia.

Si ricordava che la principessa, venuta al mondo in circostanze strane, al lume della luna, fin da bambina stava delle notti intere in contemplazione dell'astro argenteo. Una volta, essendosi addormentata sotto il raggio lunare, aveva sognato dei paesi candidi e delle montagne lucenti come cristalli dalle quali era emerso il pallido viso di un giovane che la chiamava a sé nella luna, sicchè ormai ella sembrava posseduta dal folle desiderio di attraversare lo spazio e di raggiungere nella luna, in un paesaggio di gaiezza e di candore, lo sposo che l'aveva chiamata.
In questa strana attesa, la principessa era diventata sottile, sottile, pallida,pallida, che sembrava un soffio.

Il re, che aveva quell'unica figlia e che l'amava tanto anche perchè gli ricordava l'amata sposa morta nel darla alla luce, interrogò tutti i medici ed i sapienti del suo regno e dei paesi vicini, ma nessuno seppe dirgli quale fosse la malattia della sua figliuola e tanto meno come si potesse guarirla. Soltanto una vecchia indovina gli aveva fatto sapere che la medicina adatta si poteva ricavare dai raggi di luna senza però spiegare come la strana medicina si poteva ottenere, sicchè la vecchia fu ritenuta pazza.
>Intanto Lusor di Luna continuava ad illanguire e non era più che l'ombra di sé stessa. Il povero padre disperato fece allora bandire un editto promettendo grandi ricchezze e parte del regno a chi avesse salvato la figlia, ed egli stesso si diede a percorrere in incognito il paese nella speranza di incontrare un medico in grado di curare la malattia della principessa.

In una notte di plenilunio si ritrovò in una prateria alle falde del Latemar e, stanco del cammino, si buttò a sedere preso un cespuglio di rododendri. Levò gli occhi e, scorgendo proprio sopra di sé la luna che navigava calma nl cielo azzurro, gli parve che essa sola fosse la colpa della sua disgrazia. Alzò il pugno e si diede ad imprecare ad alta voce, quando ad un tratto si mostrò presso di lui un omino piccolo, piccolo con una corona d'oro in testa, il quale, forse svegliato dalle imprecazioni, si pose a guardarlo curiosamente. Benchè così piccino di statura, il suo viso esprimeva nobiltà e fierezza e nello steso tempo una certa malcelata angoscia.
Il re, interessato suo malgrado dalla strana apparizione, volle spiegare il motivo del suo accorato rancore contro l'astro della notte e narrò la sua storia dolorosa.
Il nano ascoltò con la più grande attenzione le parole del re; ma, invece di restarne commosso ed esprimere la sua afflizione, parve rallegrarsene al punto che quando il re ebbe finito, egli non potè trattenere delle grida di gioia.
E spiegò subito: "Maestà, non meravigliatevi del mio strano contegno. Il mio giubilo dipende dalla sicurezza di poter salvare vostra figlia e, con essa, anche tutti i miei sudditi. Poichè dovete sapere che anch'io sono re e che il mio popolo, il popolo dei Silvani, fino a poco tempo fa viveva felice. Un vile tradimento ci diede in mano ai nostri peggiori nemici i quali ci perseguitarono ferocemente e infine ci costrinsero a fuggire dai nostri paesi dell'Oriente in cerca di una terra ospitale. Da tanti mesi siamo in viaggio attraverso i monti e le selve, ma solo oggi credo di aver finalmente trovato il paese che ci ospiterà accogliendoci come amici. Se voi permetterete a me ed ai miei sudditi di abitare nel vostro regno, io farò guarire la principessa".
Il re, pur felicissimo dell'incontro e della promessa del re nano, non nascose però le difficoltà che si opponevano al progetto: "E come potremmo - egli chiese - dividere il territorio abitato dal mio popolo, da quello che dovrà appartenere ai Silvani?"
Ma il re nano lo rassicurò osservando che il suo popolo si sarebbe accontentato di abitare in alto, nelle selve, ai piedi delle vette eccelse, nei luoghi ancora disabitati, lasciando libere le valli dove i sudditi del re avevano le loro case ed i loro villaggi.
Il re diede allora il suo consenso ed i patto venne concluso alla condizione che, entro un mese dalla venuta dei nani, la principessa recuperasse la salute. E il re Silvano promise con solenne giuramento.

Pochi giorni dopo uno sterminato numero di nani vivaci ed industriosi si sparse sulle montagne di tutta la regione, costruendo piccole case ai limiti dei boschi e occupando le grotte naturali dei monti.
Ed ogni giorno il re domandava ansioso al re dei Silvani: "E quando manterrete la promessa?" Finalmente il nano rispose: "Fra tre giorni, al plenilunio".
E nella notte del plenilunio, gli uomini delle valli assistettero ad uno spettacolo meraviglioso. Su tutte le innumerevoli cime delle montagne si manifestò come un tremolio di fili luminosi che si andavano allungando e moltiplicando in ogni direzione come se dei ragni stessero tirando i fili di una immensa ragnatela.
"Che cosa avviene?" chiese il re stupefatto.
"Sono i miei sudditi che filano i raggi della luna ..."
Tutti rimasero un po' increduli e continuarono ad osservare ansiosi lo strano portento. Si vide allora che, dove più tremolavano i fili lucenti, apparivano e sparivano delle palle luminose che aumentavano di volume e sembravano delle stelle mobili di varia grandezza, calate dal cielo sopra i monti. Queste stelle divennero sempre più grandi e lucenti finchè, ad un certo momento, migliaia di globi luminosi si muovevano sulle vette e scendevano fino alle falde dei monti quasicchè il grande globo lunare che trascorreva lento sull'orizzonte, si riflettesse in migliaia di specchi.
Comprendendo lo stupore che ammutoliva il re, il Silvano spiegò: "I miei sudditi, dopo aver filato i raggi della luna, li avvolgono in gomitoli ed ora ne faranno il tessuto". Infatti si cominciava ad osservare il progressivo formarsi di una rete enorme che infittiva sempre più e che tramandava un biancore tenue e lattigginoso tra gli aghi verdi degli abeti.
Dopo poche ore il tessuto bianchissimo era stato dispiegato come un mantello fatato sopra tutte le montagne del regno delle Dolomiti che, anche dopo che la luna fu tramontata, rimasero bianche di un candore lunare.
Il giorno appresso le popolazioni rimasero sbalordite nel vedere che le loro montagne, già oscure e tetre erano così bianche e lucenti da abbagliare.

Lusor di Luna, a questo spettacolo, rideva colma di gioia. Sembrava che la vita, presso ad essere spenta, si fosse d'un tratto ridestata in lei più vivida e fiorente che mai. Ella volle subito dirigersi verso la montagna più bella e più bianca, il Latemar, certa di incontrarvi lo sposo che le era apparso in sogno.
Su consiglio del re nano, un principe pretendente di Lusor di Luna, vestito di un tessuto di raggi lunari, mosse incontro alla principessa, recandole un grande mazzo di stelle alpine, fiori che i Silvani avevano ricavato dalla stoffa meravigliosa.
Così la principessa Lusor di Luna fu salva e felice ed i Silvani vissero allora indisturbati sulle vette delle Dolomiti, divenute, per virtù della loro arte mirabile, i monti più belli della terra.

Ecco perchè la nostalgia per le Dolomiti è più forte e più sentita di ogni altra nostalgia, tanto che chi le ha viste anche una volta sola, si sente spinto verso di loro, per rivederle ancora, ad ogni costo: questo acuto desiderio si spiega con la forza di attrazione dei raggi lunari di cui le Dolomiti sono rivestite.
E la leggenda vuole anche che le stelle alpine siano apparse per la prima volta allora e che dai monti della principessa "Lusor di Luna" si siano poi diffuse sulle altre montagne.




Leggenda alpina tratta da
“Le Dolomiti nella leggenda” di Ulrike Kind
Ed. FK








Data creazione : 17/12/2005 @ 10:01 PM
Ultima modifica : 12/02/2010 @ 4:28 PM
Categoria : Leggende di fiori, piante e montagne
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