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Da: " LA DAMA E L'UNICORNO " di Tracy Chevalier
(…) Aliénor de la Chapelle Mi hanno trovata in giardino, che toglievo le erbacce fra le fragole. Le ho seminate in modo da avere lo spazio per inginocchiarmi e lavorare facilmente. Come piante non sono un granché, i fiori non hanno profumo e le foglie non sono né morbide né spinose, né sottili né carnose. Il frutto però è celestiale. Ora che siamo all’inizio dell’estate, sono ancora piccole e dure e il loro profumo si sente appena. Ma quando saranno mature trascorrerò giornate felici in quest’angolo del giardino, schiacciando le fragoline fra le dita per assaporarne il gusto e la fragranza. Ho sentito arrivare Philippe sul vialetto - struscia la punta di un piede ad ogni passo - e dietro di lui la camminata vigorosa di Nicolas des Innocents. La prima volta che è entrato qui in giardino, Nicolas ha esclamato: “Santa Vergine, che paradiso! Non ho mai visto un orto così bello, neppure a Parigi. Con tutte quelle case, va già bene se rimane un po’ di posto per una fila di cavoli”. E’ stata l’unica occasione in cui l’ho sentito elogiare Bruxelles a scapito di Parigi. La gente rimane sempre sorpresa davanti al mio giardino. Sono sei piccoli appezzamenti quadrati che tutti insieme compongono una croce, con gli alberi da frutto, meli, pruni e ciliegi, agli angoli. Due dei quadrati sono coltivati a ortaggi: cavoli, porri, piselli, lattuga, ravanelli, sedano. Un altro ospita fragole ed erbe aromatiche, ed è lì che mi trovavo a sradicare erbacce. C’è anche un’aiuola di rose che piace tanto alla mamma, ma non a me - mi pungo sempre con le loro spine - e due con i fiori e altre erbe aromatiche. E’ in giardino che trascorro i miei momenti più felici. In nessun altro luogo mi sento così al sicuro. Conosco ogni pianta, ogni albero, ogni pietra, ogni zolla di terra. E’ circondato da un graticcio di salice coperto di rose che con le loro spine tengono lontani gli animali e gli estranei. Il più delle volte ci vado da sola, ma gli uccellini vengono a posarsi sugli alberi da frutto e mi rubano le ciliegie quando sono mature. Le farfalle svolazzano fra i fiori, anche se so ben poco di loro. A volte mentre sono lì seduta sento come un fremito nell’aria, uno sventolio lieve vicino al collo o su un braccio, ma non ne ho mai toccata una. Papà dice che hanno una polverina sulle ali che viene via se la tocchi. Allora le farfalle non riescono più a volare e gli uccelli se le mangiano. Così preferisco lasciarle stare, accontentandomi che siano gli altri a descrivermele. Ho sorriso al richiamo di Philippe: “Siamo solo noi, Aliénor, io e Nicolas des Innocents. Siamo qui, accanto alla lavanda”. Ci conosciamo da quando siamo nati io e Philippe, eppure ogni volta si ostina ad indicarmi dove si trova. Io lo so già. Avevo sentito il profumo intenso della lavanda contro cui s’erano strusciati per venire da me. Ero seduta sui talloni, con il viso rivolto verso il sole. Mi piace il sole all’inizio dell’estate, quando si trattiene a lungo alto nel cielo. Ho sempre amato il calore, ma non quello del fuoco. Il fuoco mi fa paura. Quante volte mi sono bruciacchiata la gonna accanto al focolare. “Cogliereste una fragola per me, Mademoiselle?” ha detto Nicolas. “Ho tanta sete”. “Non sono ancora mature”, ho risposto asciutta. Avrei voluto mostrarmi amichevole, ma quell’uomo mi rendeva inquieta. E poi parlava troppo forte. Capita spesso alle persone, quando scoprono che sono cieca. “Ah, non importa. Di certo faranno in tempo a maturare prima che io torni a Parigi”. Mi sono di nuovo chinata, tastando il terreno attorno alle fragole, con la terra arsa dal sole che mi si sbriciolava fra le dita mentre cercavo l’erba centocchi e la calderugia e la borsa da pastore. C’erano poche erbacce in effetti, appena qualche piantina, perché avevo pulito quella parte dell’orto solo pochi giorni prima. Potevo sentire gli sguardi dei due uomini, come ciottoli premuti sulla mia schiena. E’ strano come riesca ad avvertire certe cose, pur ignorando cosa sia la vista. Sapevo cosa stavano pensando: come fa a trovare le erbacce, come può riconoscerle? Il fatto è che la malerba è pur sempre erba, per quanto sgradita. Tutte le erbacce hanno foglie e fiori, un odore particolare, steli e polline. Grazie al tatto e all’odorato posso distinguerle come ogni altra pianta. “Ci serve il tuo aiuto, Aliénor, per il millefleurs dei nuovi arazzi”, ha detto Philippe. “Abbiamo già ingrandito alcuni dipinti per il cartone, ma vorremmo che tu ci indicassi i fiori da usare”. Mi sono di nuovo seduta sui talloni. Sono sempre felice quando qualcuno mi chiede aiuto. E’ da quando ero bambina che cerco di rendermi utile, in modo da non essere di peso ai miei genitori, che altrimenti potrebbero decidere di mandarmi via.(...) 
(...)“Bon” ho detto. “Lasciatemi pensare. Dovrà esserci della menta nel millefleurs, perché protegge dai veleni. E anche il sigillo di Salomone. Veronica, margherita e calendula, che giovano al mal di stomaco. E poi le fragole, che contrastano l’effetto delle droghe e per di più richiamano Cristo Nostro Signore. Poiché la dama e l’unicorno rappresentano anche la Madonna e Nostro Signore. Così avrete bisogno di fiori per la Vergine Maria: mughetto, digitale, aquilegia e anche le violette. Si, e la rosa canina, bianca per l’Immacolata e rossa per il Sangue di Cristo. Garofani, che sono le lacrime versate da Nostra Signora per il Figlio: fate in modo di metterli nell’arazzo con l’unicorno in grembo alla dama, perché quella è una sorta di Pietà, n’est-ce pas? A quale dei sensi corrisponde?” In realtà lo sapevo benissimo, non dimentico mai nulla, ma volevo prenderli un po’ in giro. I due giovani tacevano. Poi Philippe s’è schiarito la gola: “Alla vista”. “Ah”. Ho lentamente cambiato posizione. “Però, se non sbaglio, i garofani sono presenti pure nel dipinto in cui la dama intreccia il serto nuziale”. “Si, l’allegoria dell’Olfatto”. “A volte si usa anche la pervinca per quelle corone, come simbolo di fedeltà. E aggiungerete la violacciocca a indicare la perseveranza e il non-ti-scordar-di-me, per il vero amore”. “Attends, Aliénor, vai troppo alla svelta. Vado a prendere gli sgabelli e dell’altra carta per buttare giù qualche schizzo”. Philippe è corso verso la bottega. Mi sono ritrovata sola con Nicolas. Non m’era mai capitato di stare da sola con un uomo come lui. (...) 

Data creazione : 22/06/2006 @ 3:41 PM
Ultima modifica : 03/05/2009 @ 2:52 PM
Categoria : Giardini letterari
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